Benedetta e Giulio, nostri affezionati viaggiatori, con i quali abbiamo condiviso bei momenti a Cuba qualche anno fa, ci hanno regalato questo bellissimo video della loro esperienza in Madagascar.
26 dicembre 2004, arrivai a Cuba per la prima volta: fu la data dello tsunami, data infausta e terribile per molti. Anche per me fu uno tsunami, ma di una grande e meravigliosa avventura di vita che stava iniziando e che dura ancora, dopo 20 anni. All’ Havana Il tempo era variabile, alternava sprazzi di sole a cieli grigi e piovigginosi, ma l’aspetto meteorologico non intaccava minimamente quella sensazione travolgente e avvolgente di colori, di vita, di sorrisi, di sguardi, di musica, di voci.
Camminare nella folla di calle Obispo o San Rafael , passeggiare al tramonto sul Malecon anche quello affollato da cubani e turisti che si mescolavano gli uni agli altri, quei sorrisi e quella voglia di comunicare dei cubani, mi hanno lasciato sensazioni ed immagini che ancora oggi, a 20 anni di distanza e dopo aver ripercorso quelle strade decine e decine di volte, non dimentico.
Poi il 29 dicembre arrivai a Trinidad, e immediatamente capii che quello era il posto che andavo cercando, che sapevo avrei trovato prima o poi in uno dei miei viaggi per completare la mia necessità di dualità. E non l’ho più lasciata.
Cuba era in un momento di crescita, di apertura al turismo dei curiosi, degli amanti della cultura ,della musica, della storia di Cuba, che non potevano e non volevano limitare la loro esperienza ai resort di Varadero o dei Cayos, ma volevano mescolarsi a quel meraviglioso e accogliente popolo, pacifico e sorridente, sempre pronto a cantare e ballare, a condividere la gioia di una serata, ad insegnarti i primi passi di salsa…. All’invito a ballare si rispondeva con la classica frase “non so ballare”, ed il cubano con il suo aperto sorriso ti rispondeva “ no emporta!”. E allora a ballare senza freni sulla “scalinata”, e poi ancora alla Casa de la Musica , l’unica discoteca con il cielo di stelle (per chi non la conosce, si trova in un edificio antico, senza tetto), fino alle 3 del mattino, e poi un fiume di gente che scendeva verso le case o verso il Parque Central “para amancer en la calle” (aspettare l’alba fuori)…. E il giorno dopo tutti “ a la playa”, a crogiolarsi nel tiepido sole di dicembre e tuffarsi in quelle acque sempre limpide e calde.
Nelle casas particulares ti accoglievano come parenti che vengono da lontano, ti coccolavano e ti ricoprivano di attenzioni, e di cibo. “Comes, que sino los vecinos hablan mal de mi y dicen que no cuido a los turistas!” – mangia, che altrimenti i vicini parlano male di me e dicono che non mi prendo cura dei turisti. Yuma, lo straniero, parola con cui tu sentivi chiamare in modo affettuoso. Los yumas che rappresentavano la possibilità di rinascita economica, di apertura verso il mondo, di sognare che un giorno anche i cubani potessero andare “a lo yuma”, all’estero. In un’epoca che ancora non aveva internet né cellulari noi turisti rappresentavamo il contatto dei cubani con il mondo. Avere un amico yuma significava per il cubano partecipazione, contatto, sognare che chissà, forse un giorno…. O semplicemente la certezza che quell’amico sarebbe tornato. Eh sì, perché a Cuba si torna sempre.
La sera della mia partenza per Santiago, l’altra tappa del mio primo viaggio a Cuba, salutai alla “scalinata” gli amici di quelle notti interminabili di musica e balli, ed uno di loro mi chiese: “quando torni?”. La domanda mi prese di sorpresa, e nella mia testa di viaggiatrice, che aveva fatto già tanti viaggi, visitato molti Paesi , ma ero sempre assetata di vedere ancora e ancora, risposi istintivamente: “non so, forse mai” . Mi sorprese quello sguardo stupito, ma anche dispiaciuto, quasi addolorato: dopo ho capito che per il cubano era importante sapere che c’era qualcuno oltre l’Oceano, un amico, un’amica, che sarebbe un giorno tornato, e vantarsi di avere un amico italiano, o tedesco, o francese, magari una novia o un novio (fidanzata/o), e sognare. Cubani, grandi sognatori, affabulatori, incantatori, popolo intelligente e simpatico, pacifici e allegri, che amano far baldoria e ridere dei propri guai.
E come aveva previsto quel mio amico, non solo sono tornata e tornata e tornata…ma alla fine sono rimasta. Ormai per la mia patria adottiva sono “la Vero”. E a chi mi chiede di dove sono rispondo “italiana di nascita, cubana di adozione”.
Ed ecco subito per le viaggiatrici, come è successo a me tanti anni fa, la prima volta che sono andata a Panama, la sorpresa.
Il gruppo è composto da donne, tutte grandi viaggiatrici, che per l’appunto si erano trovate d’accordo nel fare questo viaggio proprio perché Panama era un Paese che nessuna di loro aveva visitato.
In effetti Panama non è oggetto di marketing o commercializzazione da parte di Tour Operator o Agenzia di viaggio, e probabilmente una delle ragioni è che lo stesso Panama non sente questa grande necessità economica, che spinge invece moltissimi Paesi della stessa aerea a promuovere il turismo come fonte principale dell’economia.
Da quando è terminato il Contratto di affitto del Canale con gli Stati Uniti, il 31 dicembre 1999, i proventi del Canale, opera straordinaria che da sola varrebbe il viaggio, e l’immenso indotto collegato ad esso, Panama ha potuto prosperare e dare a tutti i suoi abitanti (solo 4 milioni, di cui la metà nella sola capitale) un tenore di vita più che dignitoso. Questo fa sì che il turista sia accolto con gentilezza e mai assediato pedantemente alla ricerca di una mancia o per vendere un souvenir o un servizio. Inoltre, le condizioni economiche mediamente buone, eliminano i forti contrasti sociali, e di conseguenza quella conflittualità che fa dell’America Latina e Centrale un’area in cui il turista deve muoversi con una certa circospezione. Panama, e Cuba per altre ragioni, sono gli unici Paesi che posso, nella mia esperienza personale non solo di Tour Operator, ma anche di viaggiatrice donna, definire sicuri.
Queste condizioni fanno sì che si possa fruire in piena libertà e tranquillità delle meraviglie insospettate di questo Paese: foreste pluviali quasi vergini, isole sperdute nel Mar dei Caraibi come le Isole San Blas, o nel Pacifico, come Islas las Perlas, dove godere di una natura incontaminata; parchi marini protetti dove fare snorkeling fra tartarughe e squaletti di barriera, magari accompagnati nella navigazione da delfini o incontrando una balena; risalire cascate camminando nella foresta o nel letto di un fiume; raggiungere il Vulcano Barù, che con i suoi 3.474 metri è il punto più alto di Panama e da cui si gode un incredibile panorama su entrambe le coste, quella Pacifica e quella Atlantica; essere ospitati dai Guna Yala e farsi accompagnare a bordo delle loro barche a scoprire le meraviglie di questo arcipelago al confine con la Colombia; trascorrere una giornata in foresta con gli Emberà, tribù gentile ed ospitale, per una indimenticabile esperienza di condivisione.
Un viaggio ricco di em ozioni, storia, natura, cultura, che affascina e lascia tanti bei ricordi da rivivere, insieme a quella sensazione di sorpresa che ci ha accompagnato ogni giorno del tour.
Mercoledi 13 luglio ho avuto l'opportunità di ascoltare ancora questo gruppo veramente eccezionale. Una serata bellissima alla Festa de l'Unità di Fiesole, preceduta da un incontro su Cuba al PoliticalBar, che ci ha fatto sognare la nostra Cuba, dove i nostri piedi si sono liberati in quei ritmi per me così familiari, così coinvolgenti. Un gruppo costituito da tre musicisti italiani, b r a v i s s i m i , e dalla cantante cubana, la straordinaria Yorka Rios.
Davvero un ballo liberatorio, per sfogare le ansie represse di questi anni bui che ci è toccato vivere. E il pensiero alla mia Cuba, alla sua allegria, e alle sue fatiche e sofferenze.
“È una storia fatta di paradossi, quella di Cuba. Di vittorie incredibili e mancanze clamorose. E le cose non sono mai cambiate. Neanche oggi, che l'isola fa fatica a mantenere le luci accese, ma ha vaccinato più cittadini contro il Covid19 di qualsiasi altra grande nazione al mondo. Più del 90% della popolazione cubana è stata vaccinata con almeno una dose di vaccini prodotti a L'Avana, mentre l’83% ha completato il ciclo con due dosi. Fra i Paesi con una popolazione superiore al milione di persone, solo gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto meglio. Ma parliamo di dinamiche ed economie diverse. Tremendamente diverse.«Cuba è una vittima del realismo magico», ha detto al Guardian John Kirk, docente esperto di Paesi latinoamericani presso la Dalhousie University, in Canada. «L’idea che Cuba, con solo 11 milioni di persone e un reddito limitato, possa essere una potenza biotecnologica, potrebbe essere incomprensibile per qualcuno che lavora alla Pfizer, ma per Cuba è possibile».” Da Il sole 24 ore, 13/1/2022
Ecco, il mondo delle contraddizioni che a Cuba trova il suo apogeo: all’avanguardia nella soluzione vaccinale Covid, e nel baratro più profondo nell’economia giornaliera: di nuovo rituffati in un “periodo especial” il popolo cubano sta soffrendo un’altra delle sue epocali crisi, dove trovare cibo diventa il problema da risolvere.
E ancora una volta questo popolo straordinario, forte, orgoglioso, offre tutto quello che può, e anche quello che non può, ai (pochi) viaggiatori che visitano l’isola. Siamo tornati indietro di 15 anni, quando le cene si organizzavano nelle casas particulares perché i ristoranti erano quasi inesistenti (pochi ristoranti statali poco qualificati), mentre le famiglie cubane sempre imbandivano tavole appetitose e abbondanti, con pietanze cucinate esclusivamente per i propri ospiti. Dei molti, ed ottimi, ristoranti particulares (privati) che erano sorti negli ultimi anni purtroppo pochi hanno riaperto i battenti. E allora torniamo nelle cene in famiglia, in quelle famiglie che oggi, con difficoltà estrema, riescono ancora ad imbandire una bella tavola. Cito un nostro viaggiatore che sta facendo il giorno dell’isola con la moglie, il Sig. Umberto, che ci aggiorna costantemente sull’andamento del viaggio: “Sta andando tutto bene nonostante le enormi difficoltà che ci sono e che solo stando sul posto si possono capire. Ma le persone sono sempre super” E ancora: “Procede tutto bene. Le case ottime e i gestori amabili” Come abbiamo sempre fatto, continueremo a proporre la nostra Cuba, vissuta in modo sostenibile, cercando di aiutare il popolo cubano nel suo costante sforzo di resistenza, che mai manca di offrirci il suo sorriso, anche adesso che è diventato molto amaro.
Ottima organizzazione, e soprattutto flessibilità (nonostante abbiamo prenotato all'ultimo). Riad bellissimi, al di sopra delle nostre aspettative. Autista molto cordiale, disponibile e premuroso che ci ha accompagnato in viaggio tra le varie città facendoci viaggiare in totale sicurezza. Con Colortravels puoi davvero unire la flessibilità di un viaggio libero e su misura per te all'attenzione e tranquillità di un tour operator. In più con date di partenza a tua scelta. Voto 5 stelle!...tutte meritate.