Mi manca Cuba
apr 012026
Mi manca il cielo azzurro in inverno, i pomeriggi di febbraio a Playa Maria Aguilar a fare snorkeling.
Mi manca la voce di Katy, la figlia della vicina, che mi chiama per salutarmi mentre stende le lenzuola al sole.
Mi manca la carrettilla con la fruta bomba (la papaya), e farmene scegliere una buona da un’altra cliente (esta es buena, es pintona: io non ho mai imparato a scegliere la frutta e tantomeno ho mai capito quando una papaya è “pintona”).
Mi manca svegliarmi nel cuore della notte quando turisti e cubani rientrano dalla Cueva cantando e ridendo in mezzo alla strada.
Mi manca l’attacco del flauto di Evio, che dà il via alla musica della Canchanchera ed io, seduta alla mia scrivania davanti al computer, so che sono le dieci in punto.
Mi manca la birra al tramonto alla scalinata con il mio amico fraterno Osmani.

Mi manca il saluto di tutti quelli che trovo per strada, e che sempre chiedono “y la familia?”
Mi manca la telefonata della casa particular: Vero, los turistas llegaron”.
Mi manca accogliere i viaggiatori, accompagnarli per le strade piene di storia di Trinidad, raccontare la mia città, e bere insieme un cocktail de bienvenida.
Mi manca la musica, e ballare con il mio amico Felix a la Casa de la Trova.
Mi manca il fumo asfissiante del sigaro del mio amico Francesco (sì, pure quello mi manca).
Mi manca l’altra mia metà.
Mi manca Cuba.





